Filosofia

La filosofia

Durante le mie esperienze formative e lavorative ho avuto modo di conoscere il Reggio Approach, che condivide i valori, i significati e gli approcci del costruttivismo e del socio-costruttivismo, e il metodo montessoriano. Sono due modalità di pensare all'esperienza educativa diverse ma a mio parere arricchenti entrambi e così ho deciso di ispirarmi a queste due filosofie educative e pedagogiche per progettare il mio nido per quanto riguarda, spazi, materiali e attività.

la filosofia dell'asilo nido piccoli passi

Reggio Approach

Il Reggio Emilia Approach è una filosofia educativa che si fonda sull’immagine di un bambino e, in generale, di un essere umano portatori di forti potenzialità di sviluppo e soggetti di diritti, che apprendono, crescono nella relazione con gli altri.
Il primo pensiero, forse anche il più conosciuto è la teoria dei cento linguaggi di cui l'essere umano è dotato. Il bambino, come essere umano, possiede cento linguaggi, cento modi di pensare, di esprimersi, di capire, di incontrare l’altro attraverso un pensiero che intreccia e non separa le dimensioni dell’esperienza. Seguendo questo presupposto viene offerta quotidianamente ai bambini la possibilità di avere incontri con più materiali, più linguaggi, più punti di vista, di avere contemporaneamente attive le mani, il pensiero e le emozioni, valorizzando l’espressività e la creatività di ciascun bambino e dei bambini in gruppo. I cento linguaggi sono metafora delle straordinarie potenzialità dei bambini, dei processi conoscitivi e creativi, delle molteplici forme con cui la vita si manifesta e la conoscenza viene costruita. Oltre ai cento linguaggi punto focale dell'approccio è l'attenzione ai processi e non solo ai prodotti dei bambini. Questo pensiero è alla base dell'importanza della documentazione, non mostre di manufatti dei bambini ma una documentazione che mostra i processi messi in atto dai bambini. Le parole delle insegnanti che accompagnano le immagini o i lavori dei bambini danno loro significato. Oltre alla documentazione e all'idea dei cento linguaggi sostengono l'approccio di Reggio Children e completano il pensiero pedagogico l'idea di bambino, il ruolo dell'adulto, l'ambiente e la straordinaria quotidianità che sostengono la pedagogia dell'ascolto e una cultura dell'infanzia.

Idea di bambino

Bambini affascinanti, bambini divertenti, bambini che vale la pena di osservare e ascoltare non per dovere vocazionale e per buon cuore, ma per interesse, per curiosità, per passione, per divertimento. Bambino attivo, competente, creativo, sociale e protagonista dei processi di crescita, che ha in sé tutte le potenzialità per svilupparsi incontrando ambienti ricchi, occasioni di esplorazione, espressione e linguaggi diversi. I bambini sono dotati di straordinarie potenzialità di apprendimento e di cambiamento, di molteplici risorse affettive, relazionali, sensoriali, intellettive che si esplicitano in uno scambio incessante con il contesto culturale e sociale. Ogni bambino è soggetto di diritti e prioritariamente porta in sé quello di essere rispettato e valorizzato nella propria identità, unicità, differenza e nei propri tempi di sviluppo e di crescita.

Ruolo di adulto

In questo sfondo culturale l'azione educativa diviene anche per gli adulti non soltanto una trasmissione di sapere e conoscenze, ma momento di scambio reciproco, di valorizzazione e arricchimento personale. L'idea di adulto è quella di un'insegnante che evoca, che propone e si affianca al bambino attraverso la conoscenza e la progressiva interiorizzazione e consapevolezza delle competenze individuali e delle strutture cognitive, un'insegnante coautore dei processi di conoscenza dei bambini, che costruisce il suo sapere, aperto all'apprendimento mentre conosce i percorsi dei bambini in un contesto forte di formazione e auto-formazione permanente, come compagno e testimone, significa che solo grazie alla sua presenza e alla capacità pedagogica che egli esprime nell'allestimento dello spazio, delle attività e nel prestare cura al bambino, quest'ultimo può conoscere, scoprire e affrontare il mondo, la realtà.

I contesti e le situazioni pensate e costruite dagli adulti diventano per i bambini esperienze di scoperta, novità, esplorazione dove l'adulto è osservatore partecipe: ascolta, annota, guarda con gli strumenti che ritiene di volta in volta opportuni e contemporaneamente ricava gli elementi per stare con i bambini in quel contesto dove la sua osservazione diviene anche auto-osservazione, propone esperienze significative in cui il bambino possa trovare dei ganci da cui partire per le sue domande e le sue nuove scoperte.

Come Malaguzzi sostenne nel 1990 e come Vea Vecchi riportò in numerose e successive interviste il ruolo dell'adulto è al di là di tutto, quello di sapere ascoltare, osservare e capire le strategie che i bambini utilizzano durante le situazioni di apprendimento, l'insegnante ha per noi il ruolo di colui che offre delle occasioni. Le aspettative nei confronti dei bambini devono essere molto varie e flessibili, bisogna essere capaci di stupirsi e divertirsi come fanno spesso loro e si deve essere in grado di prendere la palla che ci lanciano e ritirargliela in modo che desiderino continuare il gioco con noi, e forse crearne di nuovi.

Pedagogia dell'ascolto

L'ascolto è un tempo pieno di attesa, è inteso come premessa ad ogni rapporto di apprendimento, è una narrazione che dà senso agli accadimenti e alle cose del mondo, dietro ad un ascolto vi è sempre una curiosità, un desiderio, un dubbio, un interesse; vi è sempre un'emozione, è generato da emozioni e provoca emozioni, questo ha dichiarato Carlina Rinaldi, pedagogista e consulente scientifico e Presidente di Reggio Children. Vivere la quotidianità sottende la necessità di stare in gruppo, di confrontarsi, di condividere, non solo da parte dei bambini, infatti, l'accoglienza e l'ascolto dell'altro è parte integrante anche delle relazioni adulte. L’ascolto alimenta la riflessione, l'accoglienza e l'apertura verso di sé e verso l’altro, è indispensabile al dialogo e al cambiamento.
L'identità dell'azione educativa non sta nel parlare e nel trasmettere, ma nell'ascoltare ponendo perciò la centralità dell'azione educativa nella relazione tra adulti e bambini, tra bambini e bambini, tra adulti e adulti.

Metodo Montessori

La comunità infantile montessoriana prende vita da un grande principio, ideale e scientifico, che Maria Montessori ha così espresso:

Il bambino non è debole e povero; il bambino è padre dell’umanità e della civilizzazione, è il nostro maestro anche nei riguardi della sua educazione. Questa non è una esaltazione fuori misura dell’infanzia, è una grande verità.

L’età dell’oro dell’essere umano, ha detto Maria Montessori, è quella da 0 a 3 anni, quando il bambino crea dal nulla la nostra stessa realtà: il bambino in questa fase della sua vita incarna i caratteri della nostra specie, in particolare quelli del movimento, del linguaggio, del pensiero. L’educatrice montessoriana può̀ osservare oggettivamente questo processo di costruzione perché́ è consapevole del fatto che nulla preesiste al neonato. Egli, apparso alla vita quasi inerte, dispone però di potenti e segrete forze biologiche e psicologiche e tutto acquista attraverso i suoi sforzi e i suoi esercizi. Dopo appena un anno lo osserviamo e ci rendiamo conto che ogni suo movimento, che le sue prime parole, che le sue impressioni e conoscenze del mondo - a partire da quelle del proprio corpo e da quelle che egli ha ricevuto, elaborato ed ordinato nell’ambiente circostante - ebbene tutto ciò è il risultato esclusivo della sua attività̀, del suo lavoro psichico, delle sue direttive biologiche che egli rispetta ed incarna. L’educatore montessoriano non si pone perciò nei confronti del bambino piccolo come maestro e pedagogo perché́ sa di non poter determinare e neppure indirizzare il processo con il quale il bambino forma e crea il suo stesso sviluppo. E non di sviluppo, ha scritto Maria Montessori, si deve parlare:

Nel caso dell’essere umano non si tratta dunque di sviluppo, ma di creazione, la quale parte da zero. Il meraviglioso passo compiuto dal bambino è quello che lo conduce dal nulla a qualche cosa, ed è difficile per la nostra mente afferrare questa meraviglia.

L’ambiente del nido montessoriano è pensato per rispondere a due tipologie diverse di bambino, quello fino ai 18-24 mesi e quello dai 24 ai 36 mesi.
Sono presenti arredi per lo sviluppo dell’equilibrio come mobili primi passi o pedane e barre, materiali per l’esplorazione sensoriale come cestino dei tesori e materiale goldschmied, materiali per i primi lavori della mano come infilare e sfilare, grandi travasi e piccoli esercizi di vita pratica, e uno spazio morbido con mobile e specchio.
Ci sono arredi a dimensione di bambino e si pone un'attenzione speciale alle abilità dell’area del movimento fine e grosso, della vita pratica e del linguaggio, infatti nell’ambiente si trovano materiali per ognuna delle tre aree, in particolar modo l’area del movimento fine è ricca di attività per il controllo oculo-manuale, infilare e sfilare, aprire e chiudere, avvitare e svitare, allacciare, afferrare, piegare, abbinare e seriare, mentre l’area della vita pratica include utensili quali scopette, spazzole, brocchette e catini, per prendersi cura dell’ambiente o di piante o animali; il linguaggio invece sostenuto grazie a ricerche e conoscenze di nuovi oggetti naturali e non, (le parti della pianta o del frutto, gli animali del bosco o della fattoria, la famiglia, la casa, le parti del corpo), grazie ai libri con immagini simili alla realtà e storie della vita di tutti i giorni che ogni giorno vengono letti insieme con le educatrici oppure cantando insieme.
L’ambiente è illuminato naturalmente e gli ambienti sono puliti, curati, rassicuranti e belli.

Bibliografia

Per diritti e citazioni: www.reggiochildren.it

I cento linguaggi dei bambini. L’approccio di Reggio Emilia all’educazione dell’infanzia
Curatore: C. Edwards, L. Gandini, Forman G
Editore: Junior
Anno edizione: 2010

Rendere visibile l apprendimento
Editore: Reggio Children
Anno edizione: 2009

Documentare le progettualità nei servizi educativi
Laura Malavasi, Barbara Zoccatelli
Curatore: D. Zucca
Editore: Junior
Collana: Orientamenti e pratiche 0-6
Anno edizione: 2012

Persone da zero a tre anni. Crescere e lavorare nell’ambiente del nido.
Elinor Goldschmied, Sonia Jackson
Editore: Junior
Collana: Zero sei
Anno edizione: 1996